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Riconoscere l'altro nel bisogno, mettersi al servizio del suo bene, prendersi cura di lui, fargli il bene necessario _ Vangelo del giorno.

8 ottobre_ Santa Pelagia di Antiochia Penitente

Oggi, il Vangelo del giorno,  ci dice che ci sono persone che sanno "fare misericordia", sanno praticare un amore intelligente verso il prossimo, sanno vedere e riconoscere l'altro nel bisogno e dunque mettersi al servizio del suo bene, prendersi cura di lui, fargli il bene necessario

 «Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così». Lc 10,25-37

Commento al Vangelo

Il Vangelo ci mette in guardia dal pensare che la misericordia sia solo un sentimento, una commozione profonda che ci coinvolge alle viscere e al cuore. L'origine parte dal sentimento, ma deve poi tradursi in un'azione, in un comportamento, in un fare misericordia. L'insistenza del Vangelo sul verbo fare, ci illuminano su questa pratica della carità verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Il dottore della Legge voleva mettere alla prova Gesù, interrogandolo: "E chi è il mio prossimo?". Ancora una volta Gesù non risponde direttamente, il prossimo non può essere rinchiuso in una definizione, perché in verità è colui che ognuno di noi decide di rendere prossimo avvicinandosi a lui. Ecco perché racconta Gesù una parabola, aggiungendovi alla fine un'altra contro-domanda. Un uomo anonimo, mentre percorre la strada che da Gerusalemme scende a Gerico viene assalito da banditi che lo depredano, lo picchiano e lo lasciano mezzo morto sul ciglio della strada. Ci sono persone che sanno "fare misericordia", sanno praticare un amore intelligente verso il prossimo, sanno vedere e riconoscere l'altro nel bisogno e dunque mettersi al servizio del suo bene, prendersi cura di lui, fargli il bene necessario. Questo è fare misericordia. Allora Gesù alla fine della parabola chiede all'esperto della Legge: "Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei banditi?". L'altro risponde: "Colui che ha fatto misericordia". E Gesù dunque conclude: "Va' e anche tu fa' così", cioè fa' misericordia, ovvero guarda bene, con discernimento, avvicinati, fatti prossimo, senti una compassione viscerale e fa' misericordia nel prenderti cura del bisognoso. Non esiste il prossimo: il prossimo è colui che io decido di rendere vicino.

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Mercoledì, 19 Dicembre 2018
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