9 settembre_ XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Oggi, il Vangelo del giorno, ci dice che ascoltando e parlando delle opere di Dio si arriva a nuovi orecchi e nuova parola, si diventa redenti.
«Effatà», cioè: «Apriti!».
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Mc 7,31-37
Commento al Vangelo
Nella Scrittura c'è gerarchia fra i sensi, senza dubbio il più importante è l'udito, perché rappresenta il nodo fondamentale della relazione. Se ti vedo ma non ti sento non riesco facilmente a entrare in relazione con te, se invece non ti vedo ma ti sento bene, possiamo dialogare anche profondamente. Dio infatti non lo si può vedere ma lo si può ascoltare. Nel testo si racconta della guarigione di un sordomuto, Gesù lo porta in disparte, lontano dalla folla. Per cambiare il modo di sentire bisogna uscire dal villaggio. Per guarire dalla confusione del mondo, bisogna lasciarsi tirar fuori, altrimenti si ascolta senza personalità, senza essere sé stessi. Per guarire questo sordo vien messa nelle sue orecchie l'opera di Dio, e per guarire la sua mutezza viene messa nella sua bocca la Parola di Dio. Ascoltando e parlando delle opere di Dio si arriva a nuovi orecchi e nuova parola, si diventa redenti nelle proprie comunicazioni. Molti aspettano la vita nuova con delle tecniche nuove. Altri si trovano a non capire più niente della propria esistenza e vanno a caccia di sapienze umane. Noi sappiamo che è l'ascolto e la pronuncia delle Parole di Dio operano il miracolo dell'apertura interiore. Se ci si trova esistenzialmente soli e nel fallimento comunicativo, inutile provare dall'interno a stappare l'ostruzione. L'ascolto delle opere di Dio e la Parola di Dio sulla bocca, che è, fra l'altro, la preghiera, aprono la via di Dio in noi. Allora si scioglie il nodo della nostra lingua, e sappiamo comunicare secondo Dio.Lasciamoci portare fuori dal mondo ad ascoltare e ripetere la parola del Signore.
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Meditazione del Vangelo del giorno preparata dalle sorelle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Oristano
