Il Cantico delle Creature ha 800 anni, testo moderno che risponde alla domanda: chi è l'Uomo?
Ricorre quest'anno l'ottavo centenario della scrittura del Cantico delle creature di san Francesco, preghiera e lode a Dio per la creazione, la vita e la redenzione.
Composto in diversi periodi della sua vita e iniziato, secondo alcuni studiosi a san Damiano nella primavera del 1225, mentre per altri nell'inverno dell'anno precedente, il Cantico di Frate Sole rappresenta un riferimento continuo per credenti di tutte le fedi e non. Poiché Francesco ha compiuto un passo fondamentale verso l'abolizione delle frontiere razziali e culturali a prescindere dal colore della pelle, secondo il suo pensiero tutti hanno diritto ad abitare la grande casa che ci è stata donata; inoltre nel Cantico c'è una sorta di tacito, ma profondo, invito a una nuova modalità di intendere la letteratura e l'arte: non autocompiacimento e culto della bella forma, ma ispirazione dettata dall'abbandono alla vera bellezza.
Il cantico parte dall'esperienza concreta di Dio che per Francesco è altissimo, onnipotente e bono, espressioni che elevano il Creatore e al contempo lo abbassano all'uomo. Un Dio tutto proteso a donare benefici e benedizioni alle sue creature attraverso il miracolo della natura. È l'uomo di fatto il destinatario di tanta bellezza e tanto vantaggio: da qui la lode di Francesco, che, sentendosi parte dell'umanità, è riconoscente a Dio.
La venerazione delle reliquie è un'antica tradizione.
Il Direttorio sulla Pietà Popolare spiega che "una grande varietà e ricchezza di espressioni corporee, gestuali e simboliche caratterizza la pietà popolare espressioni di manifestare esternamente il sentire del cuore e l'impegno di vivere cristianamente, elevando il proprio cuore e la propria mente a Dio e invocando l'intercessione del santo.
Senza questa componente interiore c'è il rischio che la gestualità simbolica scada in consuetudini vuote e, nel peggiore dei casi, nella superstizione".
Quando veneriamo una reliquia dobbiamo mostrare onore e rispetto al santo con un semplice gesto esteriore, perché è una pratica che ci avvicina a coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede e che hanno raggiunto l'obiettivo finale: il Cielo.
Vedere le loro reliquie può spingerci a impegnarci maggiormente nella santità per poter essere uomini e donne santi alla fine del nostro pellegrinaggio terreno.
Domenica sarà possibile venerare la reliquia nella nostra Chiesa dalle 10,30 fino al primo pomeriggio.
