30 ottobre s. Marciano di Siracusa
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: "Donna, sei libera dalla tua infermità", e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: "Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato". Il Signore replicò: "Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?" Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute. Lc 13, 10-17
Gesù si accorge della donna. Quante persone ci saranno state in sinigaga? la Sua attenzione si ferma sulla quella persona atterrita. Prima dell'incontro con Gesù la sofferenza, la chiama, le impone le mani per compiere in lei qualcosa di ancora più grande della guarigione: inizia per lei la salvezza. La mette in piedi, le dà dignità, così può dare lode a Dio. Un culto senza ipocrisie, animato da un esperienza di contato autentica. Gesù da un nuovo significato al sabato.
