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Il coraggio della guarigione interiore_ Vangelo del giorno

13 marzo_ s. Cristina

Oggi, il Vangelo del giorno, ci dice che  dobbiamo cerchiamo di avere uno sguardo aperto e disponibile verso tutti

Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"». Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Gv 5,1-16

Vuoi guarire? Tutti noi vorremmo guarire e stare bene. Gesù sa bene cosa significa, per quest'uomo, guarire dopo una vita di malattia, dopo decenni di vita da mendicante. I malati, al tempo di Gesù, erano considerati dei maledetti da Dio, dei peccatori e, probabilmente, quest'uomo aveva finito col credere di essere condannato. Voler guarire significa, in questo caso, correre dei rischi enormi. Il rischio di passare per un impostore, il rischio di dover imparare un lavoro e smetterla di dipendere dagli altri. Può accadere di non voler guarire, di restare bene dove stiamo, di non ammettere che, in fondo, stiamo bene come stiamo. Ci sono tante persone che dicono di non stare bene dove sono e che, pure, non muovono un dito per cambiare. Dio non ci salva senza la nostra collaborazione, non compie miracoli a basso costo: se davvero vogliamo cambiare dobbiamo avere il coraggio di osare, di andare oltre. Di crescere. Il paralitico guarirà, certo, e la sua vita cambierà. Chiediamo al Signore il coraggio della guarigione interiore.

Meditazione del Vangelo del giorno preparata dalle sorelle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Oristano

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