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Dobbiamo vivere con intensità e verità giorno per giorno, per convertirci alla buona notizia_ Vangelo del giorno.

27 ottobre_ Sant' Evaristo

Oggi, il Vangelo del giorno,  ci dice che dobbiamo vivere con intensità e verità giorno per giorno, per convertirci alla buona notizia

«Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai»​.

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?. Ma quello gli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai». Lc 13,1-9

Commento al Vangelo

Gli eventi tragici possono spingerci alla riflessione ad interrogarci sulla vita, scuotendoci nel profondo. Così davanti ad un dolore abbiamo l'opportunità per riflettere sulla brevità della vita, sulla necessità di andare all'essenziale. Dobbiamo vivere con intensità e verità giorno per giorno, per convertirci alla buona notizia del Regno perché se la morte è un evento drammatico, la morte dell'anima è peggiore. L'analisi di Gesù chiarisce definitivamente un pregiudizio ancora molto diffuso: la sofferenza non è una punizione divina, ma l'opportunità di una riflessione che ci indirizzi verso orizzonti più ampi ed autentici.

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