26 febbraio_ San Nestore
Oggi, il Vangelo del giorno, ci dice che ache a noi succede di avere bisogno di consolazione e di dover consolare.
«Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti».
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Mc 9,30-37
Commento al Vangelo
I discepoli non hann capito nulla del discorso della croce, la logica del dono di sé, l'epilogo drammatico della sua vicenda terrena. Ma i suoi discepoli, gli amici fidati discutono di gloria, di posti di comando, di potere. Non sanno davvero di cosa parlano, non hanno ancora capito cosa Gesù vuole fare. E invece di ricevere sostegno, incoraggiamento da coloro che con lui hanno vissuto giorno e notte per molto tempo, deve mettersi da parte e tornare ad insegnare e ancora una volta, si mette da parte e insegna, cerca di far capire. Anche a noi, a volte, succede di avere bisogno di consolazione e di dover consolare, mettendo fra parentesi il dolore che ci divora il cuore. Non siamo soli in questo, anche Gesù ha sperimentato questa fatica.
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