11 aprile_s. Sanislao
Oggi, il Vangelo del giorno, ci dice che se accogliamo la salvezza siamo capaci di amare gia altri come ci siamo sentiti amati.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». Gv 3,16-21
Dio ha talmente amato il mondo. Lo ama senza freni, senza calcolo, senza limiti. La resurrezione di Cristo ci apre alla consapevolezza di questa misura, di questa inattesa e inaudita novità. Dio stesso ci dimostra che l'unico modo per vivere rinnovati è donare la propria vita e lo manifesta donandoci suo Figlio. La volontà di Dio è una volontà salvifica: ciò che Dio desidera maggiormente è che tutti noi siamo salvi, cioè profondamente felici. Siamo liberi di accogliere la salvezza o di respingerla, di accogliere la luce o di lasciare che le tenebre riempiano la nostra coscienza, proprio perché amati siamo liberi, proprio perché liberi possiamo rifiutare quell'amore. Gesù risorto, vivente nei secoli, è pronto a donare se stesso per ciascuno di noi. Siamo salvi: accogliamo la salvezza e viviamo da salvati. Così facendo potremmo andare verso il prossimo e anche noi fare esperienza di dono, diverremo capaci di donare perché abbiamo ricevuto, capaci di amare perché ci siamo sentiti amati e accolti al di là e al di dentro dei nostri limiti.
Meditazione del Vangelo del giorno preparata dalle sorelle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Oristano
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