3 settembre_San Gregorio Magno
Oggi, il Vangelo del giorno, ci dice che Gesù sbalordisce tutti, affermando che la profezia si è realizzata in Lui che è stato chiamato ad annunciare la buona notizia
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Lc 4,16-30
Commento al Vangelo
Gesù è a Nazaret, il villaggio dove stato allevato e dove era tornato all'inizio della sua predicazione in Galilea. Partecipando al culto sinagogale in giorno di sabato, ha ascoltato la lettura della Torah e, invitato a leggere la seconda lettura tratta dal profeta Isaia ha fatto un commento: Oggi si è realizzata questa Scrittura (ascoltata) nei vostri orecchi. Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca. Ma il racconto subisce una svolta improvvisa. Quelli che hanno appena approvato dicono: il messaggio che egli ha dato è buono ma è il messaggio di un uomo ordinario, come lo si vedeva e lo si poteva descrivere conoscendo bene suo padre Giuseppe. L'entusiasmo e la meraviglia non conducono alla fiducia in Gesù, perché i presenti non si accontentano di parole, ma servono segni, miracoli per avere autorità ed essere riconosciuti. Di fronte a questo cambiamento di umore dell'uditorio nei suoi confronti, Gesù pronuncia con rincrescimento per il rifiuto patito ma anche con una gioia interiore, perché da quel rifiuto riceve una testimonianza. Lodandolo per le sue parole di grazia non gli davano testimonianza, ma ora, rigettandolo, sì: perché questo accade a chi è profeta. Si alzarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte. Gesù è perseguitato per la collera di uomini religiosi che non accettano il volto di Dio da Lui rivelato, ma Gesù passando in mezzo a loro, camminava.
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Meditazione del Vangelo del giorno preparata dalle sorelle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Oristano