8 novembre_ b. Giovanni Duns Scoto
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo". Lc 14,25-33
Alla folla che lo segue Gesù spiega che cosa significa e quali siano lecondizioni per mettersi dietro a Lui. Anche a noi chiede di vivere in radicale espropriazione, di considerare il vincolo con Lui superiore ad ogni legame, di rimanegli fedeli anche a costo di essere disprezzati, liberi dalla fama, rinunciando ad ogni riparo, ad ogni garanzia personale. Ci chiede di essere pellegrini, sicuri sulla meta, ma privi di dimora stabile che ci freni sul "nostro" senza segurlo, faccendo ruotare tutto su noi stessi. Ci chiede di non presume delle nostre forze, ma di fare conto su Colui che passo dopo passo, riempie della Sua libertà il nostro cammino.