9 ottobre_ Ss. Dionigi e compagni
In quel tempo, un dottore della legge si alzò per metter alla prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso». Lc 10,25-37.
"Il nostro prossimo è ogni uomo che ha bisogno. “Lo vide e ne ebbe compassione”. La compassione spiega e provoca il suo “farsi vicino” al ferito. Non è però di una compassione emotiva e superficiale, ma è un immedesimarsi nella realtà dell'altro, un “patire-sentire con l'altro”. L'esempio del Samaritano ci dice il legame stretto fra l'amore di Dio e quello del prossimo: il culto separato dall'amore è sterile, anzi falso. Il prossimo da amare, con tutte le modalità concrete vissute dal Samaritano, è ogni persona che si trova nel bisogno del nostro aiuto, del nostro amore, della nostra misericordia. Non importa tanto sapere chi è l'altro da amare, ma piuttosto decidere di fare un passo verso l'altro, farsi vicino, prossimo all'altro, “farsi l'altro”.