Nel cuore del silenzio








E in queste sere, tra le antiche mura del nostro Monastero, abbiamo sentito ancora una volta quanto sia viva la storia.
È stato un viaggio nel tempo, dentro un racconto fatto di fede, arte, cultura e memoria.
Un grazie speciale alla Delegazione FAI di Oristano, con la quale abbiamo pensato, progettato e vissuto insieme questo percorso e ci ha accompagnato in queste otto serate con entusiasmo, attenzione e competenza.
Una collaborazione nata dalla volontà comune di valorizzare il monastero di Santa Chiara e di farne conoscere la storia, coinvolgendo studiosi e professionisti in un’esperienza di scoperta e condivisione dedicata ai tanti visitatori che sono stati con noi sera dopo sera.
Abbiamo avuto la possibilità di aprire uno sguardo nuovo su ciò che il nostro monastero custodisce e di ascoltare le voci di studiosi e cultori della materia che, con passione e professionalità, hanno condiviso conoscenze e racconti.
Un cammino condiviso, fatto di idee, lavoro e soprattutto di amore per il nostro patrimonio.
Grazie agli storici del FAI, che ci hanno fatto incontrare da vicino i preziosi dipinti murari trecenteschi della Chiesa; al maestro Enrico Correggia, che ci ha guidato tra le pagine del Cantorino e dell’1Br, restituendo voce a sette secoli di storia liturgica e monastica.
Grazie al professor Piero Ortu, che ci ha riportato nell’epoca degli Arborea, raccontando il legame profondo tra la famiglia giudicale e Santa Chiara; agli specialisti del Restauro Arborense, che ci hanno mostrato il lavoro di cura delle preziose mensole lignee trecentesche.
Grazie allo storico dell’arte Obler Luperi, che ci ha insegnato a leggere nelle mura le tracce delle trasformazioni del Monastero; all’architetto Gabriele Pettinau, che ci ha accompagnato attraverso le diverse fasi della sua storia architettonica.
Grazie alla dirigente archivista Monica Grossi, che ci ha fatto conoscere la preziosa pergamena trecentesca del matrimonio tra Pietro III e Costanza di Saluzzo, e alla ricercatrice Maria Grazia Mele, che ci ha restituito l’immagine della Oristano medievale, raccontando il rapporto tra la città, il quartiere e il complesso di Santa Chiara.
Otto incontri, otto sguardi diversi, un’unica grande storia da custodire e raccontare.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato, a chi ha ascoltato con curiosità, a chi ha fatto domande, a chi si è lasciato sorprendere e a chi ha scelto di condividere con noi queste serate così speciali. Perché custodire un patrimonio significa anche raccontarlo, farlo conoscere e permettere alle persone di sentirlo proprio.
Ti è piaciuto questo articolo?
Commenti
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!